Visualizzazione post con etichetta merda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta merda. Mostra tutti i post

giovedì 13 agosto 2015

Il Lungo Viaggio, 6# Just the Two of Us



Ad un certo punto accade. E' inaspettato ma devastante.
Lui guarda lei, con un sorriso sotto i baffi.
Lei guarda lui con il disgusto nel cuore.
“Oh mio Dio, ma cosa hai mangiato?”
“Non provare a buttarla su di me… COSA HAI MANGIATO TU!”
Cacca. Ovunque. Intangibile ma... presente.
“Siamo in due in macchina. Io non sono stata, quindi…”
“NEMMENO IO! SOLO PERCHE’ SONO UOMO DEVO ESSER STATO IO?”
“Va bene, non sei stato tu, ma per carità puoi tirare giù il finestrino?”
“Certo…”
E fu così che appena entrò l’aria, quell’aria che doveva essere ristoratrice, 
entrambi si guardarono. E compresero.
“PORCA TROIA CHIUDI!!!! TIRA SU IL FINESTRINO!!!”
“LO STO FACENDO!!!”
Cacca. Ovunque.
Impregnata nei capelli, nei vestiti…
“Non impareremo mai, vero?”
“Mai. In un modo o nell’altro deve essere sempre colpa dell’altro”
“Arrivato, puzzerò terribilmente”
“Tu sei calvo. Pensa alla sottoscritta”
“Sarai bellissima. Come sempre. E non puzzerai.”
“Perché piangi?”
“Piango sempre ai matrimoni.
Soprattutto al tuo”

La Quinta parte QUI
La Quarta parte QUI
La Terza parte QUI
La Seconda parte QUI
La Prima parte QUI

lunedì 27 ottobre 2014

Referendum sull'Emissione di Flatulenze @ Presidente della Repubblica


Gentile Presidente, Le scriviamo invitandola alla consapevolezza.

Il presidente Dwayne Elizondo Mountain Dew Herbert Camacho raccoglie 
l'invito alla consapevolezza.

Questo referendum si propone di legittimare le flatulenze 
nell'ottica di una maggiore partecipazione popolare alla politica moderna.
Ma, procedendo a caso nella nostra dissertazione, si soffermi a pensare, caro presidente,
alla società moderna,
dove la seguente affermazione può e deve essere smentita:


(Perché Sara Tommasi non sa ciucciare bene i vasi.
E nemmeno i cazzi, a dirla tutta.)

La società moderna, come dicevo, merita un nuovo modello di democrazia
caro presidente. 
E anche lei.

Il presidente di cui avremmo bisogno, ma che non ci meritiamo.

In un paese dove la massima forma di comunicazione è data da un mix di urla e lamenti,
manco fossimo in una cerchia infernale,
risulta necessario trovare un nuovo modo per attirare l'attenzione di quelli che lavorano per il paese
e
non fanno altro che insultarsi l'un l'altro,
manco fossimo alle elementari.

Ci pensi signor presidente. Qual'è quel momento in cui si rende conto di esistere?
Quando ha quello sguardo colpevole e basso che dovrebbe contraddistinguere
quelli della generazione successiva alla sua?
Le descriverò una situazione molto chiara a conferma della nostra teoria:
Ascensore che segna 7° piano.
lei deve farla prima di salire, per non fare una brutta figura.
Molla.
L'ascensore si apre di botto perché in realtà non c'era scritto 7° piano ma 1°.
Lei sale.
L'odore si diffonde.
La paura pure.
Si aprono le porte e trova il ministro degli interni
che le dice "Ma di nuovo presidente?"

ORA
QUESTO è IL MOMENTO
Parli delle modifiche che vanno apportate al Jobs Act,
perché sappiamo che in fondo in fondo lei tiene a noi italiani.

Un presidente con sguardo penitente post-flatulenza

Nessuno rifiuta un favore ad una persona che si è appena umiliata.
Il peso dell'umiliazione compensa il favore richiesto.

Questa è la richiesta che le facciamo, signor presidente.
Rimandi indietro le leggi farsa DOPO aver petato di fronte al ministro di competenza.


E' l'Italia che glielo chiede.
I Perbenisti sono solo al fronte.

giovedì 16 maggio 2013

DUE piccioni con due FAVE

Problemi con il lavoro?
Problemi con le donne?


Fai come me.
Entra in politica!
Come?
Succhia cazzi di altri politici. Il trucco e non farlo solo metaforicamente.

martedì 2 aprile 2013

La Ragione di TUTTI i Fallimenti.



Situazione: Soli, circondati da una moltitudine di estranei ad un corso completamente inutile.
Il corso, però, è l'unica possibilità che avrete di ottenere un lavoro che non vi interessa, ma che vi darà dei soldi.
Il Corso prevede che un ritardato vi parli per 6 ore di fila di slide che sta proiettando sulla parete.
Perché non leggere le slide?
Ecco, perché no?
Perché l'azienda deve pararsi il culo mentre il futuro lavoratore deve perdere tempo.
Solo dopo le 5 ore potrai firmare il contratto. Dopo la firma è fatta.
Ti scappa la cacca da quando sei entrato.
Fai due ore di corso nel quale potevi leggere le slide.
Pausa sigaretta. Cinque minuti. Troppo poco per la cacca.
Passa il tempo e lo stimolo passa.
Pausa Caffè dopo altre due ore.
Caffè ed aria aperta sotto un cielo splendido.
Riprende la lezione, ma il ritardato, notando la totale assenza di interesse dei lavoratori, ha tagliato quello che doveva dire. Ora, ha finito tutto.
Mancano 2 ore alla firma dei contratti. E devi cagare.
Il caffè e l'aria aperta hanno riempito il tuo animo e gonfiato il tuo intestino crasso. 
Il tizio guarda la parete, i lavoratori chiaccherano tra di loro nell'attesa.
Ma tu no.
Millanti superiorità con i tuoi colleghi anche se in realtà trattieni uno stronzo gigante, di dimensioni primordiali.
Ti alzi, provi ad uscire dopo che tutti si stanno facendo i cazzi loro. Appena uscito il ritardato dice che stanno arrivando per la firma del contratto.
Ritorni a sederti.
Aspetti. Un'ora. Un'ora e mezza. Dopo due ore ti rialzi ed arrivano i famigerati contratti.
Ti vai a sedere.
Aspetti il tuo turno. Aspetti. Aspetti ancora mentre il tuo ano si costringe innaturalmente per non farti fare la cacca addosso. Aspetti.
Non ce la fai più, ti alzi e ti dirigi verso la toilette, quando viene detto il tuo nome.
Firmi.
Corri al bagno, quando ti passa ancora lo stimolo.
Lì, con epico sprezzo del pericolo, senza mostrare alcuna remora nei confronti del Signore DIO tuo, pianti un'epica bestemmia.
Ed è lì che la diarrea ti colpisce.
Inutile la corsa a casa, è troppo tardi. I sedili dell'auto rischiano di rimanere pregni di quello scarico fognario che è il tuo culo. 
Per le mutande non c'è già più speranza. 
In tre semafori rossi riesci a rimuovere i pantaloni. In una piazzola di sosta rimuovi le mutande disgraziatamente già sgommate.
Riparti per casa, ma non è finita e le mutande, in combinazione con la giornata più torrida della primavera, stanno ottenendo l'effetto del napalm sui vietnamiti.
Lanci le mutande in mezzo ad una rotonda e corri verso casa.
Arrivi.
Metti le chiavi nella toppa, ma non ce la fai. 
E' avvenuto e non c'è una balia disposta a pulirti. Nessun borotalco ti renderà di nuovo puro e nessuna mamma vorrà mordere più quel culetto da neonato.
Non ti rimane che entrare in casa e, stancamente, riposare.
Domani è un altro giorno.
Cazzo.